Taglio rivalutazione: “Continuiamo a considerare assurdo un nuovo taglio della rivalutazione. Non si può continuare a fare cassa sui pensionati. Sono persone, non bancomat.” Commenta Carmelo Barbagallo, Segretario generale Uil Pensionati. “Se il taglio venissero confermato, non resteremo fermi. Ricordo che i pensionati sono 16 milioni e vogliono continuare a fare il bene del Paese e delle loro famiglie.”
Taglio rivalutazione: le stime
| Pensione mensile lorda | Aumento per scaglioni | Inflazione riconosciuta sull’intero importo | Aumento per importi complessivi | Perdita mensile | Perdita annua su 13 mensilità |
| 1.500 € | 45,00 € | 100% | 45,00 € | 0,00 € | 0,00 € |
| 2.000 € | 60,00 € | 100% | 60,00 € | 0,00 € | 0,00 € |
| 2.500 € | 74,84 € | 90% | 67,50 € | 7,34 € | 95,42 € |
| 3.000 € | 88,34 € | 90% | 81,00 € | 7,34 € | 95,42 € |
| 3.500 € | 99,86 € | 60% | 63,00 € | 36,86 € | 479,18 € |
| 4.000 € | 111,11 € | 50% | 60,00 € | 51,11 € | 664,43 € |
| 5.000 € | 133,61 € | 40% | 60,00 € | 73,61 € | 956,93 € |
| 6.000 € | 156,11 € | 40% | 72,00 € | 84,11 € | 1.093,43 € |
| 6.200 € | 160,61 € | 35% | 65,10 € | 95,51 € | 1.241,63 € |
Inflazione stimata al 3%
Con un’inflazione ipotetica al 3 il passaggio dal sistema di rivalutazione per scaglioni a quello per importi complessivi, con le percentuali indicate nella bozza per il 2027, comporterebbe aumenti più bassi per le pensioni superiori a quattro volte il minimo. (Trattamento minimo INPS pari a 611,85 euro). Sono dati ipotetici, per avere certezza, è necessario aspettare il Decreto MEF per l’adeguamento delle pensioni in base alle risultanze dei dati Istat.
La differenza riguarda il metodo di calcolo: con il sistema per scaglioni, le percentuali ridotte si applicano soltanto alle quote di pensione che superano determinate soglie. Con il sistema per importi complessivi, invece, la percentuale prevista per la fascia di appartenenza si applica all’intera pensione.
Per le pensioni da 1.500 e 2.000 euro lordi mensili non ci sarebbe alcuna differenza: in entrambi i sistemi verrebbe riconosciuta l’intera inflazione, con aumenti rispettivamente di 45 e 60 euro al mese.
Una pensione da 2.500 euro riceverebbe un aumento di 67,50 euro anziché 74,84 euro mensili. Per un assegno da 3.000 euro, l’incremento scenderebbe da 88,34 a 81 euro al mese. In entrambi i casi, la perdita sarebbe di 7,34 euro mensili, pari a 95,42 euro all’anno su 13 mensilità.
Penalizzazione in crescita con gli importi
La penalizzazione crescerebbe per una pensione da 3.500 euro: l’aumento passerebbe da 99,86 a 63 euro mensili, con una perdita di 36,86 euro al mese, pari a 479,18 euro all’anno. Per un assegno da 4.000 euro, l’incremento scenderebbe da 111,11 a 60 euro mensili, determinando 51,11 euro in meno al mese, cioè 664,43 euro annui.
Una pensione da 5.000 euro riceverebbe 60 euro di aumento anziché 133,61 euro mensili, con una perdita di 73,61 euro al mese, pari a 956,93 euro all’anno. Per una pensione da 6.000 euro, l’aumento si ridurrebbe da 156,11 a 72 euro mensili, con 84,11 euro in meno al mese, equivalenti a 1.093,43 euro annui.
Infine, per una pensione da 6.200 euro, l’incremento passerebbe da 160,61 a 65,10 euro mensili: la perdita sarebbe di 95,51 euro al mese, pari a 1.241,63 euro all’anno.
Tutti gli importi sono lordi e le perdite indicano il minore aumento rispetto al sistema per scaglioni. Le differenze annue sono calcolate su 13 mensilità. La simulazione utilizza un’inflazione ipotetica e le percentuali della bozza riportata, senza considerare eventuali clausole di salvaguardia.