L’assistenza agli anziani in Umbria genera un’economia che può raggiungere 260 milioni di euro all’anno, considerando sia il lavoro regolare sia quello sommerso. È quanto emerge dall’ultimo report presentato dalla Uil Pensionati Umbria, che evidenzia come il valore dell’economia della cura rappresenti circa l’1,2% del Pil regionale, una delle incidenze più elevate a livello nazionale. Il rapporto mette inoltre in luce le difficoltà economiche delle famiglie, la crescita della popolazione anziana e l’insufficienza dei servizi pubblici nel rispondere alla domanda di assistenza.
Secondo l’analisi della Uil Pensionati Umbria, il solo lavoro regolare nel settore dell’assistenza produce un valore di 151 milioni di euro l’anno. La cifra sale però fino a 250-260 milioni di euro includendo anche il lavoro irregolare, che continua ad avere un peso significativo nel comparto.
L’economia della cura si conferma così un elemento centrale del sistema socioeconomico regionale, sostenuta in larga parte dalle famiglie che devono far fronte ai costi dell’assistenza per i propri cari.
Presentando il report, la segretaria generale della Uil Pensionati Umbria, Elisa Leonardi, ha evidenziato le crescenti difficoltà economiche di molti pensionati: «Ormai vivere di pensione sta diventando impossibile», ha dichiarato, sottolineando come alle spese quotidiane si aggiungano quelle per farmaci, visite specialistiche, ausili sanitari e trasporti.
Una popolazione sempre più anziana
Il rapporto descrive una regione interessata da un rapido processo di invecchiamento demografico. In Umbria oltre 230 mila persone hanno più di 65 anni, mentre più di 58 mila anziani vivono soli.
Le proiezioni indicano che nei prossimi dieci anni gli ultraottantenni raggiungeranno quota 127 mila, mentre il numero dei bambini si fermerà intorno agli 80 mila, delineando un progressivo squilibrio tra le diverse fasce generazionali.
Questo cambiamento demografico comporta un aumento della domanda di servizi assistenziali, che secondo il sindacato non trova una risposta adeguata nell’attuale sistema pubblico.
Assistenza agli anziani: servizi insufficienti e costi elevati
Tra gli aspetti evidenziati dal report sull’assistenza agli anziani, figura la carenza di strutture dedicate agli anziani non autosufficienti. I posti letto disponibili risultano inferiori del 39% rispetto alla media nazionale, mentre a luglio 2025 erano 648 le persone in lista d’attesa per ottenere un posto in una residenza protetta.
Di fronte a questa situazione, molte famiglie sono costrette a ricorrere all’assistenza privata.
«Per molte famiglie l’unica alternativa resta l’assistenza privata – evidenzia Elisa Leonardi – una retta può arrivare a 3.000 euro al mese, mentre in alcune aree umbre la pensione media non raggiunge i 900 euro».
Anche la spesa sociale dei Comuni destinata agli anziani ha registrato una riduzione, passando dal 13,9% del 2016 al 9,7% del 2023. Il sindacato richiama inoltre il caso della Zona sociale 12, dove un bando pubblicato nel 2025 per sostenere l’assistenza domiciliare disponeva di 20.652 euro, una somma ritenuta sufficiente a coprire il fabbisogno annuale di poco più di due famiglie.
Calano gli operatori regolari e cresce il divario
Il report evidenzia anche una diminuzione dei lavoratori regolarmente impiegati nel settore domestico. Nel 2025 gli addetti assicurati erano 16.698, contro i 17.271 del 2023, con una riduzione di 573 lavoratori in tre anni. Le famiglie umbre che risultano datori di lavoro sono oltre 18 mila.
L’identikit degli operatori mostra una categoria composta per nove lavoratori su dieci da donne, con oltre il 70% di cittadine straniere e un’età media superiore ai 50 anni.
Secondo il rapporto, le badanti regolari sono circa 9.200, un numero decisamente inferiore rispetto agli oltre 58 mila anziani soli con più di 65 anni presenti nella regione.
«Anche ipotizzando una badante per ogni assistito – sottolinea Leonardi – significa che ce n’è una ogni sei anziani soli. Tutto il resto dell’assistenza ricade sulle famiglie, sui caregiver informali o sul lavoro irregolare».
Il peso del lavoro sommerso e le proposte della Uil Pensionati Umbria
Il lavoro domestico continua a registrare uno dei più elevati livelli di irregolarità dell’economia italiana. Richiamando i dati Istat riportati nel rapporto Domina, la Uil Pensionati ricorda che il tasso di lavoro irregolare nel settore raggiunge il 48,8%. Applicando questa percentuale al contesto umbro, si stimano circa 16 mila lavoratori privi di tutele contrattuali, contributive e previdenziali.
Per il sindacato la questione richiede un intervento strutturale, anche in vista della conclusione, prevista nel 2027, dei finanziamenti del Pnrr, che destinano circa 41 milioni di euro al potenziamento dell’assistenza domiciliare.
La Uil Pensionati Umbria propone quindi quattro linee di intervento: riconoscere l’economia della cura attraverso un monitoraggio annuale, contrastare il lavoro irregolare con strumenti territoriali che favoriscano l’incontro tra famiglie e assistenti, istituire un fondo regionale stabile per la domiciliarità e rafforzare le tutele previdenziali insieme al riconoscimento del ruolo dei caregiver familiari.