Piano Non Autosufficienza: nei giorni scorsi la Conferenza Unificata ha dato il via libera al Piano Nazionale Non Autosufficienza (PNNA) 2025-2027, per le persone under 70 e ha disposto i criteri per il riparto del Fondo nazionale per le non autosufficienze.

Il Piano, adottato in continuità con il precedente ciclo 2022-2024 e approvato dalla Rete della Protezione e dell’Inclusione Sociale nella seduta del 4 dicembre 2025, con la partecipazione delle parti sociali, si inserisce in un momento di trasformazione del welfare italiano.

Rispetto ai cicli di programmazione precedenti il piano si rivolge esclusivamente alle persone con disabilità in condizione di non autosufficienza fino ai 70 anni di età.

Mentre per quanto riguarda le risorse del Fondo nazionale per le non autosufficienza il piano individua i criteri di riparto anche per gli anziani over 70.

Si tratta complessivamente di quasi tre miliardi di euro (982 milioni di euro per il 2025, 934 milioni per il 2026 e 1,1 miliardi per il 2027).

Piano Non Autosufficienza: articolazione della risorse

Tali risorse si articolano in queste tre destinazioni:

  • La quota vincolata comprende 14,6 milioni di euro annui per i progetti di vita indipendente (NA under 70) e 250 milioni di euro annui per gli interventi LEPS a favore degli anziani non autosufficienti (NA over 70) che saranno ripartiti alle Regioni per il 70% sulla base della popolazione anziana residente di età pari o superiore a 70 anni e per Il 30% in base al numero di soggetti di età pari o superiore a 70 anni titolari di indennità di accompagnamento.
  • 50 milioni di euro destinati alle assunzioni di personale con professionalità sociale, finalizzate all’implementazione dei PUA (Punti Unici di Accesso).
  • La quota indistinta, destinata a entrambe le platee (under e over 70) che ammonta a: 605 milioni nel 2025, 620 milioni nel 2026, 794 milioni nel 2027. Queste risorse saranno ripartite alle Regioni per l’80% sulla base della popolazione anziana residente di età pari o superiore a 75 anni, per Il 10% in ragione dei soggetti titolari di indennità di accompagnamento, per il restante 10% in ragione dei soggetti in possesso di una certificazione ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992.”

Le Regioni dovranno adottare un Piano regionale per la non autosufficienza favorendo la consultazione delle parti sociali e degli enti del Terzo settore territorialmente rappresentativi in materia di non autosufficienza.

Cosa dovrà contenere il quadro regionale

Il Piano regionale dovrà contenere: il quadro di contesto e le modalità di attuazione dell’integrazione sociosanitaria; le modalità di individuazione dei beneficiari; la descrizione degli interventi e dei servizi programmati con  particolare riferimento alle caratteristiche dei servizi socioassistenziali volti a promuovere la continuità e la qualità della vita a domicilio delle persone con disabilità in condizione di non autosufficienza, compresa l’attuazione degli obiettivi di servizio in favore di questa platea, in continuità con quanto previsto dal Piano precedente 2022-2024; la programmazione delle risorse finanziarie; le modalità di monitoraggio degli interventi; le risorse e gli ambiti territoriali coinvolti nell’implementazione delle “Linee di indirizzo per progetti di vita indipendente”.

Punti critici

Auspichiamo al più presto la pubblicazione definitiva del Decreto Ministeriale e la rapida ripartizione delle risorse alle Regioni per garantire la continuità degli interventi e la rapida apertura dei tavoli regionali per definire, in modo condiviso con le parti sociali, i piani regionali per la non autosufficienza.

Punti critici l’insufficienza delle risorse e la presenza di due piani nazionali per la non autosufficienza che rischiano di generare confusione.

Manca la complementarità con le azioni e gli interventi finanziati attraverso i fondi strutturali europei 2021-2027.

Apprezzabili i nuovi criteri per la ripartizione del Fondo nazionale per le non autosufficienze, stabiliti nel Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027 approvato dalla Conferenza Unificata, tuttavia, come messo in evidenza anche dalla Commissione Tecnica per i Fabbisogni Standard, questi criteri non sono ancora del tutto ancorati ai fabbisogni standard calcolati per ATS.

Manca il raccordo con il sistema di garanzia dei LEPS per disciplinare l’accesso ai servizi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.

Apprezzabile la destinazione di risorse per potenziare gli organici dei PUA. Le risorse sono purtroppo insufficienti, unitamente al nodo che molti ATS non possono assumere personale a causa dei vincoli assunzionali vigenti per gli Enti Locali.

Riteniamo che il piano dovrebbe privilegiare l’erogazione dei servizi in forma diretta rispetto a quelli in forma indiretta (assegno di cura, voucher ecc.)

Infine, la complicazione maggiore riguarda la definizione stessa di “non autosufficienza”, che nel corso del triennio cambierà progressivamente su tutto il territorio nazionale per effetto della riforma sulla disabilità. Da questo punto di vista non aiuta certo il fatto che, l’accertamento delle condizioni di non autosufficienza per gli anziani over 70 resta attribuita alle commissioni mediche costituite presso le ASL fino a dicembre 2027.