Tutelare gli anziani, contrattare sul territorio: questo il titolo dell’iniziativa Spi, Fnp, Uilp Emilia Romagna che si è tenuta a Bologna il 13 Febbraio.
Ha concluso i lavori la Segretaria nazionale Uilp Francesca Salvatore, che nel corso del suo intervento ha dichiarato:
“Ringrazio Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil Emilia Romagna, tutti gli interventi che mi hanno preceduta e vi faccio i miei complimenti per l’intelligenza, la lungimiranza, le competenze, le capacità e l’utilità con cui portate avanti l’impegno in modo specifico nella contrattazione territoriale e nella tutela a tutto campo delle persone anziane. Argomento che ci sta particolarmente a cuore. Qui avete costruito proposte che dimostrano la reale vicinanza alla comunità delle pensionate e dei pensionati che ne fanno parte. Ed è in questo legame, nel radicamento nel territorio che si costruisce il percorso da fare insieme. Cercherò di entrare in punta di piedi in questo dibattito corposo, competente, interessante e approfondito, sottolineando che queste sono:
Le giornate, quelle belle. Le giornate in cui spiccano i nostri colori. Colori che identificano i valori della solidarietà, dell’integrazione e dell’equità. Per questo oggi voi, da questa sala, con le proposte contenute nella vostra piattaforma, state mandando un grande segnale di equità, solidarietà e integrazione. A dire il vero, sulle questioni concrete che riguardano i pensionati, anche a livello nazionale, abbiamo sempre cercato di costruire posizioni unitarie. Lo sa bene Anna Maria. Sul sociosanitario abbiamo sempre elaborato documenti insieme.
Un singolo ramo si spezza, una fascina di rami è più resistente
Mi vengono in mente la non autosufficienza, il documento per fermare l’emendamento sulle RSA, il co-housing e, da ultimo, in merito al rinvio della presa in carico per la non autosufficienza contenuto nel decreto Milleproroghe. Certo, inutile negarlo: tra noi ci sono differenze di vedute. Ma io credo che fare cose insieme ha un grande valore strategico. Per questo permettetemi di citare un proverbio: “Un singolo ramo si spezza, una fascina di rami è più resistente”. Ecco, a mio avviso queste parole racchiudono molto bene il valore dello stare insieme.
La giornata di oggi, e non lo dico per piaggeria, è quanto mai lodevole e opportuna, perché ci permette di lanciare non solo un grido di allarme, ma anche di presentare proposte concrete per la crescita, lo sviluppo, i redditi, il welfare locale, la sanità e la legalità. È questa la strada per l’equità e la giustizia sociale. Purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: questo è un Paese che non cresce, mentre crescono le disuguaglianze. Noi dobbiamo costruire i fondamenti di una “società della coesione”, in cui mettiamo in primo piano l’esigenza di sicurezza sociale, assistenza, salute, reddito e benessere. Una società in cui prevalga l’idea che il “vivere meglio” non possa comportare il peggioramento della vita degli altri, ma il loro miglioramento. Sono queste le basi per la riforma di uno Stato sociale aperto verso i più deboli, e sono queste le fondamenta di una società più equa e moderna. Necessitiamo di un Paese più attento a soddisfare i bisogni dei cittadini e più giusto nel rapporto tra le generazioni. Una società meno rinchiusa nelle proprie paure.
Tutelare gli anziani: troppe le differenze territoriali
La salute peggiora e l’aumento della longevità non si traduce in una maggiore qualità della vita, poiché le persone vivono più a lungo ma in condizioni di salute peggiori. Persistono notevoli differenze territoriali.
L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche rappresentano un’emergenza sommersa, soprattutto in termini di non autosufficienza. Ecco perché l’invecchiamento attivo, sano e in buona salute è la sfida che dobbiamo condividere come opportunità sociale per creare la “società della longevità”. Chiarendo un equivoco: l’invecchiamento attivo non significa assolutamente l’allungamento dell’età pensionabile. Noi dobbiamo affermare, senza sé e senza ma, la natura universale di alcuni diritti e pretendere che le nostre rivendicazioni trovino finalmente risposte adeguate. Vogliamo che si cambino i criteri per la rivalutazione delle pensioni, che non devono più essere basati sull’inflazione, ma sui consumi reali degli anziani. In questo modo eviteremmo aumenti irrisori, come i tre euro al mese registrati quest’anno. Vogliamo meno tasse sulle pensioni, che sono tra le più tassate d’Europa.
Serve dare piena attuazione alla legge sulla non autosufficienza, una legge di civiltà arrivata dopo più di vent’anni di battaglie sindacali. Una legge che rischia di trasformarsi in una riforma “tradita”, “rinviata”, “negata”. Una legge che doveva portare semplificazioni e potenziare il welfare di prossimità e che invece resta al palo. Pensiamo agli accertamenti dell’invalidità civile e della disabilità, che riguardano anche e soprattutto le persone anziane. Oppure al sistema di valutazione multidimensionale e al diritto effettivo di richiedere e ottenere il proprio progetto di vita individuale, anch’essi oggetto di rinvio con il decreto Milleproroghe.
3 milioni centomila persone non autosufficienti aspettano risposte.
Ci sono oltre 3 milioni centomila persone non autosufficienti che aspettano da anni risposte. Persone con i loro bisogni, le loro famiglie, le loro aspettative e, spesso, i loro drammi. Vogliamo un finanziamento per la non autosufficienza in linea con gli standard europei: oggi l’Italia spende l’1,4% del PIL, contro una media europea dell’1,9%. Se non invertiamo questa tendenza, l’assistenza alle persone non autosufficienti resterà quasi interamente sulle spalle delle famiglie, lasciate sole ad affrontare costi altissimi. Ribadiamo quindi che l’accesso al sistema dei servizi per la non autosufficienza deve essere universalistico e finanziato interamente dalla fiscalità generale. Il paradigma della non autosufficienza nel nostro Paese sta tutto qui, in questi numeri.
Dobbiamo rafforzare il welfare di prossimità. Abbiamo bisogno di potenziare l’Assistenza Domiciliare Integrata, trovando le risorse necessarie quando verranno meno quelle attualmente garantite dal PNRR. Bisogna fare tesoro della crisi pandemica, che ci ha insegnato l’importanza fondamentale dei servizi sociosanitari di prossimità, della medicina del territorio e il loro valore.
Insomma, c’è ancora molto da fare sulla non autosufficienza. E lo dico in una Regione che ha fatto da apripista da molti anni, con una propria legge sulla non autosufficienza. Davanti a noi ci sono due sfide cruciali: garantire il diritto costituzionale alle cure e dare piena attuazione alla riforma della non autosufficienza. Dobbiamo rivendicare con forza che non ci siano tagli o risparmi sulla sanità, perché sono due facce della stessa medaglia. Il sottofinanziamento della sanità pubblica è ormai una questione strutturale e sta mettendo in difficoltà tutte le Regioni, sempre più in affanno nel garantire i livelli essenziali di assistenza, mantenendo in ordine il bilancio.
Un Servizio sanitario nazionale indebolito
Per queste scelte il prezzo più alto lo pagano le persone: sei milioni di cittadini, lo scorso anno, hanno rinunciato alle cure per motivi economici o per le lunghe liste d’attesa. Questo è lo stato della nostra sanità. Le liste d’attesa sono solo il sintomo di un Servizio Sanitario Nazionale indebolito. Non è accettabile restare parcheggiati per giorni nei corridoi del pronto soccorso in attesa di un ricovero. Basta con l’inciviltà delle liste d’attesa. Non è più tollerabile che chi può permetterselo si curi e chi non ha risorse rinunci a un diritto costituzionale.
Dobbiamo ribadire che lo Stato sociale non è un costo, ma un investimento. E questo significa anche riorganizzare i servizi sociali. La tutela della salute passa da una sanità pubblica efficiente, efficace, universale e gratuita, come diritto non negoziabile. Tutela della salute significa integrazione sociosanitaria e rafforzamento della medicina del territorio. Vogliamo politiche sanitarie che considerino la prossimità non come un’eccezione, ma come una direzione strategica. Significa costruire, giorno dopo giorno, un Servizio Sanitario Nazionale più accessibile, inclusivo e vicino alle persone.
Portare la salute dentro le comunità, non aspettare che le comunità raggiungano la salute. Ma alla base deve esserci il pieno funzionamento delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità. Servono centrali operative territoriali, infermieri di comunità, assunzioni adeguate. Vogliamo strutture che funzionino davvero, non “cattedrali nel deserto”. Per questo servono medici e infermieri.
Ed è fondamentale contrattare sul territorio per tutelare le persone anziane.
Dobbiamo promuovere una grande campagna di sensibilizzazione territoriale, coinvolgendo non solo pensionati e pensionate, ma anche i giovani, in un rinnovato patto di coesione.
Politiche che devono nascere dal basso, perché la tutela del potere d’acquisto delle pensioni passa sia dal livello nazionale sia dalla contrattazione territoriale.
È qui, nel territorio, che si gioca la partita decisiva, anche per il peso crescente della fiscalità e delle tariffe locali.
La programmazione delle politiche di coesione europee conferma che i Fondi Strutturali devono essere attuati attraverso politiche regionali e territoriali.
Per questo, per il sindacato, la contrattazione sui bilanci di Regioni e Comuni è uno strumento fondamentale di tutela del reddito di pensionate e pensionati.
Una buona contrattazione territoriale spesso produce benefici economici superiori a quelli di una contrattazione aziendale o di categoria.
Senza dimenticare che il Titolo V della Costituzione assegna alle Regioni un ruolo centrale nella programmazione sanitaria e sociosanitaria.
Mi avvio a concludere sottolineando che il vostro è un territorio vivo attraversato da un dibattito che entusiasma e coinvolge. E con questo date forza all’unità, alla volontà di rivendicare diritti con un confronto vero.
Questi sono momenti preziosi che vanno alimentati attraverso il dialogo, l’ascolto, la partecipazione.
Da qui si parte per tracciare una strada comune per camminare insieme condividendo obiettivi e responsabilità.
E le proposte che avanziamo oggi sono in grado di far cambiare verso, a una politica economica e sociale che non ci piace.
Questa è la nostra stella polare.
SPI FNP UILP in Emilia Romagna
D’altronde, contrattazione fa rima con pensione.”
Grazie.