Pensioni: mentre la consistenza della popolazione anziana continua a salire, raggiungendo nelle Marche alla fine del primo quarto di secolo il 26,6% (24,7% la media italiana di ultra 65enni), la speranza di vita alla nascita arriva a 86,2 anni per le femmine e 82,4 per i maschi e le nascite proseguono la loro corsa verso il basso. Uno spaccato demografico non troppo confortante sul quale sono stati proiettati i dati dell’INPS regionale nella presentazione del Rendiconto sociale 2025. Uno scenario che non fa presupporre grandi aspettative per i pensionati di ieri e di domani.
“C’è una serie di dati oggettivi – sottolinea Marina Marozzi, Segretaria generale UIL Pensionati Marche – che raccontano una situazione in progressivo appesantimento per le persone: aumento dell’età in cui le persone raggiungono il pensionamento, con una penalizzazione importante per le donne; diminuzione dell’importo delle prestazioni; aumento del gap di genere, che porta la donna pensionata a ricevere esattamente la metà di quanto percepito dall’uomo.”
Pensioni: importo mensile donne 1.431
Nel 2022 le donne mediamente sono andate in pensione a 64,1 anni mentre gli uomini a 63,3 mentre nel 2025 le donne a 65,0 e gli uomini a 63,6. Sul totale di 494.376 pensioni erogate (anticipate, vecchiaia, invalidità e superstiti) ben oltre la metà – 277.331 – riguardano la popolazione femminile. Ma nella media l’importo spettante alle donne è di 1.431 € contro i 2.083 € degli uomini. Si tratta pur sempre di una media e di importi lordi, ovviamente. Nel solo ambito del fondo pensioni lavoratori dipendenti, infatti, la media tra pensioni anticipate, di vecchiaia, invalidità e superstiti, produce una media di 977 € per le donne e di 1882 € per gli uomini.
“La questione riguarda sempre le stesse problematiche – precisa Marozzi – percorsi lavorativi discontinui, part-time (volontario e non) dovuto ai lavori di cura a cui sono chiamate sempre le donne, con conseguenti ripercussioni sulle progressioni di carriera e che producono ulteriore gap retributivo. Problematiche che denunciamo da tempo – conclude – ma che ad oggi continuano a riproporsi in un modello culturale di organizzazione sociale che stenta a trovare delle soluzioni: migliorare il sostegno – che significa innanzitutto servizi adeguati – alle giovani donne, alle famiglie con disabili e con persone anziane non autosufficienti, a cui restituire la giusta dignità.”