Spesa sociale dei comuni: “Nel 2024 i Comuni italiani hanno destinato alla spesa sociale 10,8 miliardi di euro, pari a 183 euro per abitante, con un aumento del 3,3% rispetto al 2023. Una crescita che non basta a superare l’insufficienza delle risorse e le profonde disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi.”
È quanto dichiara Carmelo Barbagallo, Segretario generale UIL Pensionati, presentando i dati dell’indagine della UILP sui bilanci consuntivi dei Comuni relativi al 2024, elaborati dall’Istat.
“La spesa sociale rappresenta il 17% della spesa corrente complessiva dei Comuni. Ma dietro la media nazionale ci sono differenze enormi: si passa dai 478 euro per abitante della Sardegna e dai 410 del Friuli Venezia Giulia ai 128 della Calabria, ai 110 della Campania e ai 96 della Valle d’Aosta. Al Nord e al Centro la media è di 190 euro, nel Mezzogiorno scende a 169.
Agli interventi per le persone anziane-prosegue Barbagallo-è destinato il 9,6% della spesa sociale, circa un miliardo di euro: appena 18 euro per abitante. Anche qui il divario è evidente: 24 euro al Nord, 17 al Centro e soltanto 9 nel Mezzogiorno. Sono valori calcolati sull’intera popolazione residente, che mostrano quanto sia diverso l’investimento nei territori.
Non possiamo accettare che il luogo in cui si vive determini la possibilità di ricevere assistenza e sostegno. La frammentazione dei servizi e la carenza strutturale di risorse penalizzano le persone anziane, le persone con disabilità e le famiglie. I livelli essenziali delle prestazioni sociali devono diventare concretamente esigibili in tutto il Paese.
Occorre rafforzare il welfare di prossimità, finanziare adeguatamente la rete dei servizi e investire nell’integrazione sociosanitaria. I distretti sociali devono poter contare su personale e strumenti adeguati, al pari di quelli sanitari. La buona volontà di chi lavora nei servizi non può sostituire gli investimenti pubblici. Servono scelte concrete- conclude Barbagallo- per costruire uno stato sociale a misura delle persone e garantire gli stessi diritti su tutto il territorio nazionale.”
Roma, 5 Ottobre 2026