No all’aumento IRPEF, a rischio diritto alla salute e dignità:  la UIL Pensionati Puglia ribadisce la propria netta contrarietà sulla ormai non più remota ipotesi di aumento dell’addizionale IRPEF regionale per coprire il disavanzo sanitario e denuncia il rischio concreto che ancora una volta siano i cittadini più fragili, in particolare gli anziani, a pagarne il prezzo più alto.
‍ In una regione come la Puglia, dove al 1° gennaio 2026 la popolazione over 65 ha raggiunto il 25,3%, superando la media nazionale del 25,1%, ogni scelta di politica fiscale e sanitaria deve partire da un dato di realtà: un pugliese su quattro è anziano. Una larga parte di questa popolazione convive con patologie croniche, condizioni di non autosufficienza e crescenti difficoltà negli spostamenti.
Pur apprezzando l’impegno in questi primi 100 giorni di governo Decaro, nel provare a risanare le condizioni della sanità in Puglia, ed i tentativi di intervenire sugli sprechi, le inappropriatezze e la malagestione degli anni precedenti, non possiamo avvallare la scelta di far pagare le inadempienze e le negligenze gestionali, ai soliti noti: pensionati e anziani.
 “Scaricare il peso del deficit sanitario sui pensionati pugliesi, è una scelta profondamente iniqua – dichiara la segretaria generale della UIL Pensionati Puglia, Tiziana Carella – . Parliamo di persone che vivono, anzi sopravvivono, con pensioni modeste, nettamente al di sotto della media nazionale e che già oggi affrontano enormi difficoltà per accedere alle cure. In Regione, qualcuno si è mai chiesto come si affronta il quotidiano con pensioni di 700 euro? Come ci si barcamena, tra l’affitto da pagare, le bollette sempre più alte, il carrello della spesa che aumenta e le pensioni che non stanno al passo dell’inflazione?”

Molti rinunciano alle prestazioni sanitarie

 Tra l’altro, sempre più spesso, gli anziani si trovano di fronte a prenotazioni di visite ed esami diagnostici a distanze anche di 70-100 chilometri dalla propria residenza. Una situazione insostenibile, soprattutto per chi non ha una rete familiare di supporto. “Molti anziani soli – spiega Carella – sono di fatto costretti a rinunciare alle prestazioni sanitarie perché impossibilitati a raggiungere le strutture indicate”.
 A ciò si aggiungono tempi di attesa incompatibili con le condizioni di fragilità della popolazione anziana: “Far attendere un grande anziano di 85-90 anni, 10 o addirittura 18 mesi per un esame diagnostico – sottolinea Carella – equivale, nei fatti, a negargli la possibilità di curarsi in tempo utile. Tante volte purtroppo, abbiamo registrato casi di decessi, prima di accedere alla visita. Per questo la UIL Pensionati Puglia, rilancia con forza richieste precise:
  • l’istituzione di un ambito territoriale di tutela e garanzia per le persone anziane, che assicuri prestazioni in prossimità del luogo di residenza.
  • l’introduzione di criteri di priorità che tengano conto anche dell’età, attraverso codici di urgenza dedicati.
  • il potenziamento dell’assistenza domiciliare.
  • una medicina di prossimità.
  • la concreta messa in opera della sanità territoriale, dove nelle strutture ci sia il personale medico e infermieristico previsto dal Dm77 e non solo edifici vuoti.

No all’aumento Irpef, servono risposte adeguate ai bisogni reali

 “Non pretendiamo trattamenti di favore ma risposte adeguate ai bisogni reali delle persone anziane. Età avanzata e fragilità sanitaria devono diventare criteri prioritari e non marginali nell’organizzazione sanitaria”.
 Il quadro, infine, è reso ancora più drammatico dai dati sulla rinuncia alle cure. In Puglia, il 18,3% degli over 65 rinuncia alle prestazioni sanitarie; una percentuale che sale al 24,8% tra gli anziani affetti da patologie o che avrebbero bisogno di visite o ricoveri. Quasi un anziano malato su quattro è costretto a non curarsi. Le ragioni sono evidenti: liste d’attesa troppo lunghe, costi sempre più elevati e difficoltà logistiche nel raggiungere ospedali e strutture sanitarie.
 Per tali motivi cresce il ricorso alla sanità privata. In Puglia, nel 2024, la spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini ha raggiunto i 2,12 miliardi di euro, con una spesa pro capite salita da 280 a 543 euro.
 Per la UIL Pensionati Puglia si tratta di un segnale allarmante: la sanità privata avrebbe dovuto svolgere un ruolo di supporto e complementarità rispetto al servizio pubblico. Al contrario, questi numeri indicano una deriva preoccupante, che rischia di indebolire progressivamente il sistema sanitario pubblico a vantaggio di quello privato.