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Spi, Fnp, Uilp Veneto: “Pnrr: la Regione coinvolga le parti sociali”

“Il Covid ha messo a nudo tutte le pecche e le criticità della sanità e dell’assistenza territoriale in Veneto. Ma ora – grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e agli standard dettati dal decreto ministeriale 77 dello scorso 23 giugno – la “rivoluzione” del sistema socio-sanitario territoriale è possibile e attuabile in modo concreto ed efficace. ”

Così Spi, Fnp, Uilp Veneto tramite una nota unitaria, emanata oggi 1° luglio.

“Per raggiungere lo scopo, infatti, in Veneto ci sono circa 316 milioni di euro, destinati appunto ai progetti dedicati ai servizi di prossimità, dall’assistenza domiciliare alle case di comunità, dai medici di medicina generale alla presa in carico degli anziani non autosufficienti. E così, proprio di fronte a un’opportunità che il Veneto deve sfruttare al meglio. Spi, Fnp, Uilp Veneto chiamano a rapporto la Regione affinché nella programmazione e nella realizzazione dei progetti vengano coinvolte in pieno le parti sociali. «I nostri sindacati rappresentano per lo più la popolazione anziana, quella più fragile e la prima “vittima” della pandemia, siamo 1,2 milioni di persone», spiegano Spi, Fnp, Uilp Veneto. «Da sempre, ma ancor più con l’avvento del Covid, rimarchiamo le tante criticità dei servizi socio-sanitari nel territorio, invitando la Regione ad ascoltarci e ad aprire un tavolo di confronto su queste tematiche. Di recente lo abbiamo fatto anche con il documento con le nostre proposte migliorative per la gestione della non autosufficienza, ma non abbiamo ancora ricevuto riscontri da palazzo Balbi. Con i fondi del Pnnr e con il DM77 ci sono le opportunità per una svolta: le parti sociali devono essere coinvolte attivamente nella realizzazione dei progetti». Come detto, per il Veneto sul piatto ci sono circa 316 milioni di euro da destinare ai servizi territoriali sociali e sanitari. Con la “Missione 5 – Inclusione e coesione” arrivano 90 milioni per progetti per l’autonomia delle persone anziane non autosufficienti (24 milioni e 600mila euro), che in Veneto sono 183mila per l’82% assistite in casa; per interventi mirati al rafforzamento dei servizi sociali domiciliari per prevenire l’ospedalizzazione (5 milioni e 280mila euro); per percorsi di autonomia per le persone con disabilità (circa 25 milioni e 500mila euro). Nella “Missione 6 – Salute” rientrano 226 milioni riservati, invece, alla sanità territoriale: circa 135 milioni e 400mila euro per le case di comunità e la presa in carico delle persone, 16 milioni di euro per le cure a domicilio e la telemedicina e altri 73 milioni e 855mila euro circa per il rafforzamento dell’assistenza sanitaria intermedia. Una ventata d’aria fresca per la sanità e per i servizi sociali veneti, di cui conosciamo bene – e ancora meglio dopo la pandemia – i problemi: carenza di medici di base e di personale sociosanitario in genere; liste d’attesa troppo lunghe; assistenza domiciliare del tutto insufficiente; penuria di posti letto per lungodegenze; difficoltà di gestione delle persone non autosufficienti o con più malattie croniche; organizzazione frammentaria dei servizi con conseguente disorientamento dei pazienti. Una situazione che, senza interventi concreti, può solo peggiorare, visto il trend demografico che ci dice che aumenteranno vertiginosamente gli anziani, che rappresentano i primi utenti di questi servizi: basta pensare che da qui al 2050 il numero degli ultra 80enni quasi raddoppierà, da 358mila a 693mila. «Il PNRR – sottolineano ancora le segretarie regionali di Spi Fnp Uilp Veneto – ci offre la prima vera occasione per ridisegnare una volta per tutte l’assistenza territoriale, sanitaria e sociale, mettendo al centro la persona, con una presa incarico globale e integrata. Siamo consapevoli che la fase di progettazione è stata definita, è arrivato il momento di entrare nel dettaglio della realizzazione di questi progetti». E concludono: «Come sindacati vigiliamo affinché le risorse non vengano perse e ci mettiamo a disposizione per mettere a terra iniziative che non si traducano in azioni di corto respiro, ma in progetti lungimiranti che sappiano dare frutti sul lungo periodo. Alle istituzioni chiediamo di ascoltarci, senza lasciar cadere nel silenzio i nostri appelli e le nostre richieste d’incontro. Quella che abbiamo davanti è una sfida da cogliere, perché attraverso la nostra azione nel territorio possiamo aiutare a costruire e innovare solide reti per una sanità e un welfare migliori”

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