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Sanità Emilia Romagna, Sindacati: “No a passi indietro sul sistema pubblico”

“Dal luglio del 2021 a maggio 2022 sono stati sottoscritti diversi accordi tra organizzazioni sindacali e Regione Emilia Romagna in merito alla qualificazione del nostro SSR, la valorizzazione e la stabilizzazione del personale, le politiche tese alle assunzioni a partire della garanzia del mantenimento del turn over e strumenti per rispondere a particolari criticità a partire dai Pronto Soccorso.” A dichiararlo, tramite un comunicato stampa congiunto, Uil, Uil Fpl, Uilp Emilia Romagna.
“Allo stato attuale -continuano i Sindacati- nonostante i continui proclami della Regione, da Piacenza a Rimini medici, infermieri e tutto il resto del personale continuano a surrogare con il loro lavoro le carenze di programmazione di una Regione che sembra aver abdicato a quel ruolo di coordinamento e organizzazione dei servizi che nel passato erano un modello di riferimento per l’intero Paese.
Di risorse aggiuntive per garantire il mantenimento degli stipendi non vi è traccia con il rischio che i nostri “eroi” si vedano addirittura diminuito lo stipendio. Nei primi 4 mesi del 2022, non è stato mantenuto il turn over rispetto alle dotazioni organiche del 2021 con il rischio reale di un peggioramento della qualità dei servizi erogati alle collettività locali.
Non ci sono soldi per i dipendenti, ma si investono ingenti risorse, 1.400 euro a turno, a favore di medici esterni senza alcuna logica di prospettiva in spregio a tutti coloro che hanno sostenuto il servizio sanitario durante questi anni di pandemia e che oggi sono chiamati ad ulteriori sforzi per ridurre le inaccettabili liste di attesa le quali non sono certo sinonimo di qualità della programmazione regionale.
Dopo infatti aver appaltato prestazioni mediche a Ferrara, rispetto alle quali l’Assessore alla Salute della Regione Emilia Romagna, Raffaele Donini, si era impegnato a non proseguire su questa strada, denunciamo l’allargamento dell’esternalizzazione di pezzi di sanità a Modena e Reggio Emilia.
Tutte queste situazioni, alle quali si aggiunge il silenzio assordante della Regione rispetto alla necessità di potenziare le strutture per anziani attraverso un nuovo sistema di accreditamento, l’incertezza degli investimenti sulla spesa corrente per potenziare con assunzioni la medicina sul territorio, rischiano di mettere in discussione l’attuale modello socio-sanitario pubblico.
La Uil Emilia Romagna, la Uil Fpl Emilia Romagna e la Uilp Emilia Romagna non possono accettare passi indietro del sistema pubblico e apriranno una vertenza a sostegno del personale del nostro SSR e delle prestazioni erogate ai cittadini i quali hanno toccato con mano le difficoltà causate da anni di tagli e dopo la pandemia.
L’Emilia Romagna non si può permettere che la salute sia considerata una spesa non produttiva, la salute e il benessere della collettività sono oltre che un diritto, fonte di buona occupazione per i nostri giovani sia in campo assistenziale che per la gestione delle nuove tecnologie a partire dalla telemedicina.
Se quella che stiamo osservando negli ultimi mesi è la politica della Regione e dei suoi direttori generali che a Ferrara, Modena, Reggio Emilia non sanno fare di meglio che esternalizzare i servizi o a Bologna di fare incontri con singole organizzazioni sindacali su argomenti oggetto di accordi regionali, la Uil Emilia Romagna si opporrà con fermezza, coinvolgendo l’intero mondo del lavoro e i pensionati, a questa politica fatta di annunci a cui non seguono i fatti.”

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